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La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 129
di Mimmo Carratelli
Nell’ufficio al terzo piano della Procura di Torino parli col giudice Guariniello. Giù, una folla di tifosi napoletani. Sono dappertutto, pibe.

Vuoi riaprire il “caso” del 1991, l’antidoping dopo la partita col Bari. “Mi hanno incastrato, era tutto un complotto ai miei danni”.

L’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi insiste sulla irregolarità del test, paventando manipolazioni delle bottigliette di urina, e sulla tesi che l’uso della cocaina non era legata al tentativo di migliorare la tua prestazione.

Orgoglioso e sicuro, come sempre, ti lasci intervistare. “La creatina la prendevamo tutti. E anche l’efedrina che mi è costata la squalifica al Mondiale del ’94. Ma l’epo, no. L’epo serve ai ciclisti che devono fare sforzi prolungati”. “Ferlaino non lo perdono. Deve chiedermi scusa. L’ho reso famoso in tutto il mondo”. “Napoli è nel mio cuore, non ho dimenticato un solo angolo, un solo vicolo. Mi hanno raccontato che anche quest’anno si vendono i pastori Maradona”. “Ho sognato di passeggiare per via Calabritto. Verrò al ‘San Paolo’ per la partita di addio di Careca”.

Corri a Roma da Raffaella Carrà. Una serata davanti alle telecamere che è una rimpatriata. Ci sono gli azzurri del primo e del secondo scudetto, c’è il fedele massaggiatore Salvatore Carmando.

Ci sono Andrea Carnevale, Careca che ha i tuoi stessi anni, 38, ma con un fisico che gli permetterebbe ancora di far gol. C’è Bruno Giordano che si commuove. Ci sono Francini, Ciccio Romano, Peppe Bruscolotti il capitano ineguagliabile, De Napoli, Renica, Caffarelli, Celestini. C’è Garrelik che è diventato un armadio.

Raffaella è in una “mise” nera da gran sera e il famoso caschetto biondo è acconciato più da signora perché ormai ha 53 anni.
Ed eccoti, pibe, sotto le luci dello studio televisivo di viale Mazzini, a Roma, in un abito grigio sopra una maglia scura comprati all’ultimo momento perché i tuoi bagagli sono rimasti a Milano. Porti persino gli occhiali, da miope.

Sei emozionato e chiedi un bicchiere d’acqua. Hai la faccia piena da grassone e fai smorfie, sudi, chiedi un fazzoletto di carta, scherzi sulla pancia pronunciata. Hai i capelli neri tagliati corti. E il sorriso incantatore, quello non è cambiato. Ti portano un pallone bianco. Lo tieni in equilibrio sulla testa, i vecchi incantesimi. Raffaella ha detto: “Ecco il più grande genio della storia del calcio di tutti i tempi”.
Sei arrivato in studio all’ultimo momento. Forse per un malore, sicuramente per la schiena bloccata.

A Napoli, siamo in tremila in piazza Trieste e Trento dove hanno montato un maxischermo che irradia la trasmissione televisiva. Carramba, quanta folla e quanti occhi lucidi.

Cantiamo: “Un Maradona, c’è solo un Maradona”. Uno striscione oscilla tra il San Carlo e Palazzo Reale. Dice: “Dopo otto anni è finito l’incubo della lontananza. Benvenuto Pibe de Oro”.

Sei immenso sul maxischermo. Immenso è il tuo faccione. L’emozione ci serra la gola. Dice un ragazzino: “Diego giocava col cuore, non con la cocaina”. Bandiere azzurre del Napoli e bandiere biancoazzurre, i colori dell’Argentina. E’ una notte fredda di novembre a Napoli, ma è una dolce notte di ricordi di felicità.

I cori di sempre sovrastano il sonoro della trasmissione. “Oh mama mama mama, sai perché mi batte il corazòn, ho visto Maradona, ho visto Maradona”. “Oje vita, oje vita mia”.

Dici le parole che aspettavamo: “La prossima volta, non sarà tardi, ritornerò per venire a Napoli e magari non andrò più via. Il Napoli deve tornare grande com’era una volta”.

E’ il 28 novembre 1998, un sabato. Domani, il Napoli giocherà a Verona contro il Chievo. Siamo in serie B. Claudio Bellucci indossa la tua maglia numero 10.

Parlando con i giornalisti, hai qualche frase dura su Totonno Juliano. “Si è venduto a Ferlaino. Torno se Juliano se ne va”.

La Rai comunica il numero dei telespettatori di “Carramba, che sorpresa” con la tua apparizione: 13 milioni incollati al video.
Cinque giorni dopo lasci l’Italia. Adios, muchacho.

Prima di salire sull’aereo per l’Argentina, con tappa a Madrid e a Rio de Janeiro, dici: “A Natale vorrei tornare. Lo vogliamo io e Claudia. Ne parlerò con Dalmita e Gianinna. Se anche loro vorranno, trascorrerò le feste a Napoli con Bruscolotti, Giordano, Ciro Ferrara, Carnevale”.
L’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi ti mette in contatto con Bassolino attraverso il suo telefonino.

“Ministro, sono contento di parlare con lei, per me è un onore”. Bassolino dice: “Chiamami sindaco”. E tu: “Lei è il sindaco di Napoli, il sindaco della mia città nella quale voglio tornare”. E Bassolino: “Questa è la tua città e qui tutti ti vogliono bene. Siamo a tua disposizione”.
Buon viaggio, Diego.

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1/12/2005
  
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