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Cultura
Il mistero del tempo tra scienza, filosofia e letteratura
di Elvira Brunetti

Il mistero del tempo tra scienza, filosofia e letteratura



Il tempo una strana cosa, affermazione calzante, ma imprecisa perch il tempo non una cosa bens solo ci che accade.



Quanti scienziati, filosofi, studiosi si sono accaniti nell'analisi di quelle cinque lettere che ne formano la parola !



Il tempo elastico vola nei momenti di gioia ed lento nel dolore (fig. 1). Il tempo il nostro compagno quotidiano e lo invochiamo numerose volte al giorno.



Esiste un tempo per tutti e un tempo per ciascuno di noi. C' il tempo dei giovani, quello dei vecchi.



Aristotele (fig. 2) pare che sia stato il primo a porsi il problema. Il tempo risponde al nostroquando, quindi una misura del cambiamento umano.



Diversamente da lui Newton (fig. 3) si pone la domanda: "Esiste il tempo al di fuori della nostra visione limitata ?".



Cos come per lo spazio, che risponde aldove? Newton aveva intuito che al di l di ci che appare all'uomo c' dell'altro.



Infine arriva il pi grande di tutti Einstein (fig. 4) che con laRelativitconcilia le due teorie.



lunga la descrizione dell'intero iter scientifico che, partendo dal sano dubbio, attraversa quel genere di pensiero attivo e produttivo, per arrivare infine ad una visione pi soddisfacente per gli studiosi: lo spazio tempo, la quarta dimensione, che in un modo per noi incomprensibile le relaziona tutte.



Il tempo non altro che una curvatura dello spazio.



Carlo Rovelli nel suo libro: "L'ordine del tempo" (fig. 5) dice che la struttura temporale del mondo pi complessa del nostro passato, presente e futuro.



Dobbiamo immaginarlo come una sovrapposizione di tele, di strati, non fissi, non uniformi, non assoluti; uno di questi, per esempio, il campo gravitazionale che si flette di continuo.



Il mondo una rete di eventi che si influenzano l'un l'altro.

"L'indeterminazione quantistica descrive un mondo discontinuo con una struttura granulare della materia come i puntini di un quadro di Seurat" dice Rovelli.



Noi non vediamo n nel pi piccolo, n possiamo vedere il pi lontano. Nella nostra visione del mondo esiste una sfocatura.Boltzmann colui che ha visto dove l'occhio umano non arriva.



Mi sia concesso un piccolo inciso che ha a che fare con due o tre argomenti di cui parla l'autore nel suo libro, interessante, tra l'altro, per il riferimento alMahabharata, che in piccola parte lessi tempo fa prima del mio viaggio in India.



I libri ci chiamano; guardiamo la copertina, leggiamo il titolo e subito avvertiamo una risonanza, c' dentro qualcosa di noi, un riconoscimento e un desiderio di approfondimento.



Boltzmann muore a Duino, impiccandosi, mentre la moglie e la figlia nuotano tranquille nell'Adriatico.



Solo qualche anno dopoRilkenello stesso luogo compone le famose Elegie duinesi, di cui la prima inizia citandol'eterna correnteche tutto trascina.



L'anno scorso di questi tempi io ero l in vacanza con i miei amici francesi e visitai quel Castello arroccato su un precipizio di fronte al mare immenso di Trieste (fig. 6).

In quel giardino con aiuole dai fiori coloratissimi si svolse la lettura di un paio di quelle "melodie", la cui musa ispiratrice fu una certa principessa della celebre famiglia di antico lignaggio dei Tour e Taxis, che ospit il poeta (fig. 7).



Un altro richiamo al mio passato, anche questo ricordo avviene nel tempo, stata l'entropia. Ancora mi vedo nella Certosa di Capri allora sede del liceo classico, mentre con tenacia ed entusiasmo cercavo di spiegare ai miei alunni del terzo anno quel concetto di disordine molecolare continuo, irreversibile, eppure necessario alla vita.



E poi nel libro c' quel clima di incertezza onnipresente. Ci rivolgiamo alla scienza per avere certezze e scopriamo che "noi possiamo capire il mondo solo nel suo divenire, non nel suo essere".



Un altro mistero della vita la nostra mente. Come funziona il nostro cervello?



In quella zona dell'Ippocampo sede della memoria, si depositano quelle che nel tempo diventano semplici tracce del nostro passato, perch le sinapsi tra i neuroni si formano di continuo e si cancellano in modo tale che le immagini obnubilate dalla polvere del tempo, come vecchi libri in un archivio, restituiscono piccole parti che senza senso ricompaiono a volte nel sogno (fig.8).



Nella prima decade del Novecento dalla sua cattedra alCollge de FranceBergsoninfiammava il cuore e la mente dei suoi discepoli, tra cuiMarcel Proust, dissertando sulla nuova idea del tempo.



Non esiste solo il tempo matematico, fisico, intendeva quello quantitativo, che conta i numeri, ce n' uno qualitativo che concerne la durata. Esso alberga proprio nella zona sopra menzionata.



Qui si forma il flusso di coscienza che affonda le sue radici nei territori pi oscuri dell'inconscio, una struttura molto complicata, zona tab dell'essere umano, sondata per la prima volta da Freud.



Cosa fa Proust (fig.9), quando intuisce di essere pronto per iniziare la sua impresa letteraria, costituita da innumerevoli parole in ben sette volumi: "A la recherche du temps perdu?



Decide di ricoprire di sughero le pareti del suo pensatoio per immergersi completamente nel passato, cio in quella piccola parte del suo cervello che dar vita alle centinaia di migliaia di rappresentazioni sensoriali di tutta l'opera.



Tutto parte dal profumo diCombraye dal sapore dellaMadeleine, sensazioni talmente forti da generare il flusso di coscienza, che scorre lentamente, come il dipanarsi di una matassa.



Per Proust ci sono due tempi. Il tempo perduto quello che se ne andato, non c' pi e non torner pi, ma per Marcel il tempo perduto anche quello che, visto da lontano, stato sprecato, buttato al vento.



Il tempo ritrovato invece quello del Narratore, che alla fine si rende conto di essere "artista" e d inizio alla stesura dell'interminabile romanzo. Una fatica durata un periodo lungo, dieci anni, tutti concentrati sul suo obiettivo.



Qui egli condensa il suo pensiero, la cui citazione notevole: "La vita finalmente riscoperta e illuminata, la sola vita, dunque, pienamente vissuta, la letteratura. Vita che, in un certo senso, abita in ogni istante in tutti gli uomini non meno che nell'artista. Ma essi non la vedono, perchnon cercano d'illuminarla".



Per concludere con la pittura, volgiamo uno sguardo all'ultima opera di Gauguin, che non un semplice quadro, perch racchiude una riflessione filosofica, realizzata prima di morire nella Polinesia francese: "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" (fig.10).



Con la speranza che possa vivere fuori dal tempo!



Didascalie

tav.1- L' equazione del tempo. Foro Carolino in piazza Dante, Napoli

tav.2 - Aristotele

tav.3 - Newton

tav.4 - Albert Einstein

tav.5 - Copertina

tav.6 - Castello Duino

tav.7 - Sentiero di Rilke

tav.8 -Dal, il tempo

tav.9 - Marcel Proust

tav.10 - Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?







25/9/2020
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